Editoriale

Vista e rivista, quella che avete tra le mani porta già nel nome la sua condanna, in tutti i casi tranne nel 1668 quando si diede alle stampe il Giornale de’ Letterati, la prima rivista in Italia mai vista prima. Nel pensare per la prima volta La Seppia, ci siamo detti che sì, che l’avevamo già vista da qualche altra parte, ma che questa sarebbe stata diversa perché sarebbe stata la nostra. E per nostra si intende di noi giovani autori che, prima che emergenti, siamo ancora subacquei, in esplorazione – come seppie – del fondale marino. Giovani autori inesperti, certo, ma con la necessità di crearsi uno spazio insieme per fare scuola: una rivista dedicata interamente ai racconti, alla poesia e, dai prossimi numeri, comparirà al suo interno anche un inserto di approfondimento artistico (fumetto, fotografia, cinema, teatro, di volta in volta diverso) per esplorare diverse forme di narrazione.

Questa idea nasce da sei ragazzi, cresciuti in provincia di Udine, con l’obiettivo di dare vita a nuove e inaspettate collaborazioni e con la speranza che possa diventare uno spazio libero dove gli autori si incontrino con i lettori. Nasce per farsi scrivere, ma prima di tutto per farsi leggere, perché i tentacoli della Seppia vi avvinghino polsi e caviglie per tirarvi dentro alla lettura senza che riusciate a districarvene. E proprio per questo abbiamo azzardato una scelta insolita: niente firme né biografie accanto ai componimenti, ma soltanto nell’indice e in appendice. Leggeteci, ripetiamo, questo ci importa.

Troverete in questo numero tre racconti e quattro poesie. Sebbene gli stili e i contenuti differiscano da autore ad autore (dovremmo preoccuparci se così non fosse), un tema sinistro si è insinuato tra le pagine della nostra prima Seppia, imponendosi spontaneamente sui racconti, senza che gli autori si mettessero d’accordo fra di loro: la dissonanza, il disequilibrio, l’incomprensione e il confine sottile, spesso annebbiato, che divide la realtà dall’immaginazione. Il prossimo numero potrebbe parlare di meridiane, alambicchi o babbuini e sarebbe lo stesso La Seppia, ma questo numero è andata così.

“Bella cosa, una prima tirata”, avevano detto anche al Giornale de’ Letterati, “ma a quando il secondo numero e gli altri a seguire? È mensile? Trimestrale? Decennale?” Periodico, vi risponderemo, lettori, perché non siamo il Giornale de’ Letterati e perché da giovani studenti senza certezze è meglio farsi delle aspettative ragionevoli. A dirla proprio tutta, la frequenza con cui la rivista uscirà dipenderà soprattutto da voi. Forse insieme scopriremo l’America o che la Terra è piatta, troveremo Atlantide o l’ago nel pagliaio. Tra un anno potremmo aver chiuso oppure essere il Times, nel primo caso gettatela pure via, questa neonata Seppia, nel secondo, beh, nel secondo caso potrete dire di averla letta prima di tutti.

la redazione de La Seppia