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REGINA FANTASMA

di Giovanni Casarin

E io ti dico che non è solo questo, ribatté Tom, per la prima volta con tono dirimente. Che vuoi dire? Intendo che è molto più di una cassetta postale. È molto più importante. Che non lo capisca lei è un conto, d’accordo. Me lo potevo anche aspettare. Ma che nemmeno tu, con la tua sensibilità… questo mi stupisce. Aveva spezzato l’ultima frase a metà, bagnandosi appena le labbra con il Vodka Tonic. Ruotò il bicchiere sul bordo del tavolino accompagnando il gesto con uno schiocco della lingua. Lo sguardo muto di Giulio riposava sul prato pallido o altrove. Tom si abbassò la visiera del Goorin Bros che avvolgeva il capo rasato. Olivia dormiva nella camera da letto sopra di loro e per un attimo a Giulio parve di percepire i suoi respiri caldi e gli altri rumori del sonno come un’interferenza tra il cicalare e il frinire degli insetti schifosi del pomeriggio.
    Quindi lei non avrebbe la sensibilità per capire?, venne in mente a Giulio. Ma no, scherzi? Però la conosco come le mie tasche quella donna, se permetti, ci sarà un motivo se siamo amici da dieci anni. Con tutto il bene che le voglio! È molto aggrappata alla “realtà”… non so come dire. Sono fatto anche io così a dire il vero, quindi la capisco, sospirò Tom. E con questo? disse Giulio. Dico solo che se per lei quella scatola di legno è una cassetta postale è poco probabile che possa vederci altro o, come dire… “oltre”. Intendi che è stupida? Assolutamente no! È una donna un po’… testarda ecco. Attento a come parli di mia moglie, faccia di cazzo! disse quasi Giulio. L’immagine del bicchiere che esplodeva in una costellazione di stelle di vetro e ghiaccio sullo stemma con l’aquila e la scritta FREEDOM del cappellino di Tom gli fece accendere un’altra sigaretta. Due boccate a pieni polmoni lo fecero tossire.
    Non riusciva a capire se stessero per litigare. Non lo capiva mai, durante quelle chiacchierate con Tom, i Vodka Tonic e le sigarette. La maggior parte delle volte ridevano e sparavano cazzate, ma poteva succedere che gli argomenti si facessero più seri anche se le parole, di Tom, venivano pronunciate con lo stesso tono ironico e scanzonato. E allora il senso del discorso veniva dirottato verso un rimprovero o qualcosa di simile e tutto questo rendeva Giulio nervoso, confuso e arrabbiato, anche se non sapeva bene con chi, alla fine di quelle conversazioni con Tom, i vodka Tonic e le sigarette. Non finivano però mai a litigare. Si concludeva ogni volta con Tom che tornava a casa gagliardo, ci vediamo fratello, e Giulio sbronzo che dava sberle interiori a moscerini invisibili con la sensazione addosso di voler uccidere Tom e provando molta vergogna.
    La luce di aprile iniziava a calare e ad ammorbidire i contorni delle cose, le ombre della staccionata e dei pini marittimi arrivavano quasi a lambire le loro figure. Dall’altra parte il giardino di Tom, le casette per uccelli appese ai rami, attaccate a trespoli, nere, bianche, marroni e rosse, la fontanella a pannelli solari accanto al Range Rover, le sagome anticollisione con uccellini neri stilizzati su tutte le finestre. E a partire da lì un andirivieni di volatili galvanizzati, schegge nere che ferivano il cielo con le loro grida di fame e di amore. Uccelli in ascesa verso altri in discesa, ticchettio di zampe di uccelli sulla ghiaia, becchi colmi di vermi sanguinanti, uccelli zen equipotenziali sui fili dell’alta tensione lontano, oltre le loro case. Una gazza ladra cantava.
    Ma lei in realtà non sapeva niente all’inizio, sono stato io a togliere i rami e a pulire tutto quel casino, aggiunse Giulio dopo molto, come se si riferisse a tutt’altro. E non hai pensato a quella povera madre e ai suoi piccoli? ribatté subito Tom, hai idea di quanto sia straziante vedere il risultato di tanto lavoro annientato da un momento all’altro? Ma io non avevo nemmeno idea che fosse un nido! Olivia sarà stata sei mesi giù nello studio a intagliare, verniciare, saldare i pezzi con le viti. I colpi di martello mi svegliavano alle due di notte. Quando quella mattina sono andato a ritirare le raccomandate ho trovato un macello di fango e altre schifezze e ho ripulito la nostra cassetta, tutto qui. Giulio ansimava, la fronte imperlata di sudore. E a lei non hai chiesto niente? Magari sarebbe stata felice di trasformare una banale cassetta postale in qualcosa di più bello, disse Tom quasi ridendo mentre accendeva la Marlboro. No, non ho chiesto il parere di nessuno, parevano ramaglie finite lì dopo qualche temporale o che so io… chi si immagina che una rondine decida di infilarsi nella nostra cassetta delle lettere nuova fiammante a metter su casa? Chiese Giulio. Una rondine mi sembra poco probabile, scoppiò a ridere Tom, in quel pertugio… un merlo al massimo.
    Giulio chiuse gli occhi. Poteva ora percepire i passi di Olivia al piano di sopra, la vedeva camminare lungo il corridoio, sbadigliare. Si immaginò di lasciare lì Tom, Vodka Tonic, merli e compagnia, prenderla in braccio prima che potesse raggiungere il bagno per sciacquarsi il viso, riportarla in camera e addormentarsi al suo fianco per sempre. Cos’è quella faccia, coglione? Bevi un po’ che ti fa bene! Giulio obbedì come fosse un ordine e mandò giù quello che restava nel bicchiere. Il fatto è che Olivia è triste, Tom… si lasciò sfuggire trattenendo un conato. Ovvio!, esplose Tom come se non stesse aspettando altro. Da quando vi siete trasferiti qui ve ne state chiusi in casa tutto il giorno, non so come fai a non essere triste anche tu a fare una vita del genere… Non penso sia questo, Tom. Il tavolo della cucina: ha lavorato per un anno intero, era felice. E poi la cassetta. Anche io ho scritto molto negli ultimi mesi… eravamo presi dalle nostre cose. Avete rotto il cazzo con le vostre cose! Se pensate di fare il vostro bene a non fare altro che le vostre cose fate pure. Ma non venite a lamentarvi se poi siete tristi. Se pensi che a lei questo basti…
    Un uccello qualsiasi era venuto a posarsi sul parapetto della veranda, incurante della loro presenza. Zampettava qua e là, picchiettava il becco sul legno senza uno scopo. Giulio pensò di lanciargli contro il mozzicone rovente, ma non osò. Forse Olivia dalla camera aveva sentito tutto. Tom guardava un video sul cellulare.
    Un cigolio sopra le loro teste, Giulio capì subito: i piedi di Olivia sulla scala della soffitta. Gli scatoloni per il trasloco, il divorzio. Il cielo azzurro era ormai graffiato da cirri violetti. Ci vediamo fratello.

I

L’uccello prese il volo dopo il primo colpo. Il secondo bloccò Tom al centro del vialetto, a pochi passi dal cancello. I primi due senza bersaglio, il terzo un fuoco artificiale di piume nere nel crepuscolo di aprile. Poi il quarto e il quinto. Il sesto un errore: il parabrezza della Range Rover. E infine lo strisciare del calcio della carabina sull’erba. Olivia scalza, in camicia da notte, fantasma e regina.

Giovanni Casarin
Mi chiamo Giovanni, ho 22 anni. Studio Medicina all’Università di Udine. Voglio diventare un detective, più che uno psichiatra, che tenta di indagare l’origine dell’orrore che si presenta nelle nostre vite da un giorno all’altro, senza preavviso. La scrittura non so bene cosa sia, ma mi permette ogni tanto di vivere.