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Sdraiarmi sulla neve e cantare quella canzone di Giorgio Gaber

di Alessandro Tesetti

Illustrazione di Alessia Iuliano

«Dottore mi scusi, ma è possibile morire di noia, cioè, per noia?»
«Come scusi?»
«Mi chiedevo se fosse possibile morire di noia.»
«Ma in che senso? Non capisco.»
«Nel senso stretto di morire. Come posso dire? Morire per colpa della noia, magari il cuore smette di battere perché sempre troppo lento e troppo stanco. Addormentarsi e poi non svegliarsi più. Il gatto cerca di svegliarmi ma non mi sveglio, capisce che sono morto di noia.»
«Guardi, io non credo che questa cosa sia possibile, però se vuole può parlarne con un mio collega in centro. Le do il suo numero?»
«In centro?»
«Beh si, una ventina di chilometri circa.»
«Non vado in centro da un po’.»
«Capisco.»
«Però la ringrazio, è stato gentile.»
«Grazie a lei Tommaso, torni quando vuole. Lei è una di quelle poche persone in paese che non si fa mai vedere, e invece è importante farsi vedere ogni tanto!»
Tommaso quel giorno è andato dal suo medico per chiedergli se fosse possibile morire di noia. Si è inventato un mal di pancia violento solo per andare dal dottore, fare la fila, guardare le rughe degli anziani, respirare i loro vestiti consumati e poi chiedere al dottore della noia. Tommaso ci crede, è convinto che tra un giorno o l’altro muore. Non sa quando, ma sa dove e come. Lo ricorderanno come quello che è morto di noia. Per tutto il paese chiederanno ma Tommaso chi? Quello morto di noia? Tutti gli abitanti del paese diranno in segno di sfortuna o malaugurio occhio che fai la fine di Tommaso. E poi la notizia farà scalpore e tutti parleranno di lui, anche se Tommaso desidera solo morire in pace e annoiato. I telegiornali, articoli usciti sul web, tutta l’opinione pubblica, di più, gli intellettuali, di più, gli scienziati. E tutti proveranno ad annoiarsi il meno possibile, a fare sempre tutto, riempire le giornate, allenarsi, cucinare, mangiare frutti esotici, comprare zenzero e curcuma, guardare film con Jason Statham. E anche i vecchi, addirittura quelli allettati, troveranno una forza segreta che li farà alzare e partecipare ai karaoke o balli di gruppo. Tutti si chiederanno se studiare, leggere romanzi o poesie; tornare a leggere due o tre giornali al giorno come una volta rientrerà nelle azioni che allontanano la noia. I ragazzi per convincere i genitori a lasciarli uscire diranno Dai papà guarda che faccio la fine di Tommaso eh.
Tommaso ci pensa spesso. Tommaso non fa altro che pensare alla sua morte. Non tanto all’evento in sé: che debba morire si è convinto, lo sa e non soffre mica. Ma Tommaso pensa e si preoccupa e inorridisce al pensiero di essere ricordato come quello che è morto di noia. Cioè, non Tommaso, figlio di Giuseppe e Carla, quello che lavorava là da Peppe, quello al banco dei salumi, sì esatto, proprio lui, è il figlio sì. Ma Tommaso quello che è morto di noia. E tutti in Italia sapranno della sua morte, e forse anche parte del mondo. Quel mondo che Tommaso non conosce affatto. Per lui il mondo è il paese dov’è nato, cresciuto, e presto dove sarebbe anche morto. Ogni tanto va in centro per sbrigare delle faccende, avvia il motore della sua Fiat mezza scassata e scorda di abbassare il freno a mano. La gente fatica a riconoscerlo da dentro la macchina, chi va in centro si sa, è noto: Abbassano il finestrino per salutare, dire sì sì, ci vediamo dopo ciaociaociao. Chi lavora lì o ha la fidanzata o lo fa per non annoiarsi. Ma Tommaso è uno di quelli che non si muove mai, che non lascia mai il paese, che non si allontana mai dalla via in cui abita. Si alza la mattina e l’alimentari dove lavora sta sotto casa. Raramente si vede in giro per il paese, alza le saracinesche alle 9 e le riabbassa alle 13 per la pausa pranzo. Dalle 13 alle 16 il paese è morto, non importa che sia inverno, estate (le mezze stagioni non esistono), in quelle tre ore le strade sono grigie, i gatti si incontrano sui tetti e discutono. Tommaso tutti i giorni si chiede cosa si raccontino i gatti sui tetti, c’è anche il suo e quando intuisce qualcosa, quando è lì lì per capire una frase si accorge che sono le 16 e deve scendere per riaprire il negozio. Tommaso taglia etti ed etti di salame, prosciutto, bresaola, alla gente del suo paese non piace molto la mortadella, solo un signore che passa ogni martedì e giovedì alle 10.15 saluta Tommaso e gli chiede un etto di mortadella in dialetto milanese. Gli racconta sempre il solito aneddoto e Tommaso annuisce con un sorriso. Gli vorrebbe chiedere cosa lo ha fatto arrivare lì, andarsene da Milano, lasciare la città, il centro. Lui gli dice sempre di essere stato un grande amico di Giorgio Gaber e si mangiavano insieme pane e mortadella. Quel Gaber che cantava Dai vieni in città, se tu vuoi farti una vita devi venire in città.
Ma Tommaso non gli ha mai chiesto niente, lui ascolta il solito aneddoto, annuisce con un sorriso e gli porge la mortadella.
Le persone che gli chiedono cosa c’è in offerta oggi, ma quello lì da quand’è che sta, se è buono, ma con la mozzarella dici che sta meglio questo o quello, guarda Tommà qualcosa di leggero che la pancia in questi giorni proprio, a mio nipote piace tanto quel salame lì… Tommaso da dietro il bancone risponde e porge bovinamente gli affettati sempre alle stesse persone. Non prova né simpatia né antipatia solo indifferenza e noia. Pensa che sarebbe morto prima di tutti gli ottantenni che gli dicono Buongiorno Tommà, come andiamo? Li vede camminare a passo sicuro e svelto, li sente bestemmiare durante le partite a briscola al bar della piazza, li becca spiare le gambe delle donne che passano in fretta e che invece lui non è abituato a guardare. Tommaso tutti i giorni si chiede cosa spinge gli uomini a guardare ossessivamente le gambe di ogni donna che passa e quando intuisce qualcosa, quando è lì lì per trovare la spiegazione si accorge che sono le 16 e deve scendere per riaprire il negozio.
In quelle tre ore dove tutto è grigio e inutile, Tommaso si chiede tante cose. Si chiede anche perché la gente va in centro, come se il divertimento fosse solo là. Si chiede perché tutti sfuggono dalla noia e lui non ci riesce o non vuole. Si chiede se il dottore davvero non sapeva rispondergli a quella domanda o forse la risposta era sì, ma non voleva confessarglielo e avrebbe svelato lui il segreto a tutto il mondo: Si, si può morire per noia quindi fate qualcosa, andate in centro e pensate il meno possibile, ubriacatevi e fate l’amore.
Si chiede se il sesso distoglie la noia. Si chiede che fine abbia fatto Maria. Maria era la sua migliore amica, cioè, l’unica amica di Tommaso. Avevano frequentato le stesse scuole e lei provava in tutti i modi possibili a sollevarlo, lei pensava fosse triste ma Tommaso era in realtà annoiato e lei non ci credeva. Un pomeriggio che stavano studiando insieme Maria si china per raccogliere la penna caduta, slaccia i pantaloni a Tommaso però vede che non succede nulla, prova ad afferrargli il pene, a muovere la mano ma niente. Allora Tommaso va in bagno, si guarda allo specchio e tenta di decifrare una possibile e presunta reazione. Felicità? Libido? Incomprensione? Stranezza? Noia no, sicuramente noia no. Eppure non gli si era alzato. Mesi dopo Maria ci riprova, questa volta però spogliandosi davanti a lui. Butta a terra la maglietta, il reggiseno. Abbassa jeans e mutandine. Aspetta una sua reazione ma Tommaso resta impietrito. È Maria ad avvicinarsi, strusciarsi, mettere una mano sulla patta dei jeans di Tommaso, iniziare a sfregare e sentire qualcosa irrigidirsi. Spoglia Tommaso, quando entrambi sono nudi si lasciano cadere sul letto e fa tutto Maria, è Maria che accompagna il corpo di lui nel suo, è Maria che si muove, è Maria che spalanca gli occhi e la bocca, è Maria che dice cazzo quanto mi piace. Alla fine vengono entrambi, chi prima chi dopo. Ma quando Maria gli chiede com’è stato, Tommaso risponde Boh. Maria spalanca gli occhi e la bocca non più per il piacere, gli prende i vestiti da terra, glieli porge e lo manda affanculo. Tommaso non l’ha più vista da allora, sentita , perché in paese tutti parlano di tutti, però vista no. È vagamente geloso che va a fare la spesa nell’altro supermercato e quando pensa a lei che gli porge i vestiti vede se stesso allungare il braccio e consegnare gli affettati. 

È martedì, sono le 10.15 e il signore che prende la mortadella arriva e parla di Gaber. Tommaso non ce la fa più, vuole chiedergli cosa lo ha portato a lasciare Milano, ci ha pensato tutto il fine settimana quindi poi quando il signore gli indica la mortadella e lo ringrazia, Tommaso gli chiede:
«Ma si può morire di noia?»
«Come scusa?»
«Che diceva Gaber sulla noia?»
«La noia? Uuuh, che noia qui al bar, che noia la sera, la sera vedersi qui al bar. Come entro, ci trovo il Maffini. Il Maffini che è sempre depresso, fra un sospiro, un lamento e un espresso. Ha negli occhi l’infelicità. Poi c’è l’Aldo, il Turchetti e il Carmelo. E un balordo che chiamano Dante. Dice lui che fa il rappresentante di che cosa, nessuno lo sa.»
«Ma è una sua canzone?»
«E certo, Il Riccardo, non la conosci?»
«No.»
«Eeeh voi di paese, voi di paese non conoscete tante cose.»
Poi Tommaso gli porge la mortadella e vede Maria dargli i vestiti, gli viene spontaneo fare un’altra domanda al signore che ancora canticchia la canzone.
«E che diceva Gaber sul sesso?»
«Il sesso o la masturbazione?»
Tommaso non aveva mai pensato al significato vero della masturbazione, in quelle tre ore si chiedeva dei gatti, del centro, di Maria, ma non della masturbazione.
«Il sesso.»
«Che forse la nostra vita sessuale è irrimediabilmente corrotta. Spesso con una donna è un amore tutto mentale: si va avanti da soli. È un amore monosessuale. Come la masturbazione. È l’assoluta mancanza dei sensi. È un erotismo distaccato e distorto. È la nostra sessualità. Il lirismo degli impotenti. Non c’è niente da fare, in amore il pensare è niente, il sentire è tutto: un corpo, un suono, un odore. Una vita.»
«Ma è un suo monologo?»
«E certo, La Masturbazione, non lo conosci?»
«No, ma come fa a saperlo a memoria?»
«Eeeh voi di paese, voi di paese non sapete a memoria tante cose.»

Tommaso la sera non esce, resta a casa. Ma anche i ragazzi del paese se non vanno in centro non escono, fa freddo o fa caldo, non c’è un’anima viva ed è tutto così tremendamente triste. Ogni tanto trovi qualcuno seduto sulla panchina della piazzetta a fumare, chi porta fuori il cane, chi come Tommaso butta la spazzatura. A Tommaso piace camminare per il suo paese quando sa che nessuno lo sta guardando. Si sente sempre così sorvegliato ed è una cosa che non gli piace per niente. Dai balconi la gente lo guarda, lo saluta, e Tommaso non vuole essere né guardato né salutato, infatti risponde con un sorriso storto, o fa finta di non aver sentito. Tommaso si sente costantemente sotto interrogatorio, però poi a rispondere sono gli altri. E sanno cose che lui non sa, lo conoscono più di quanto lui conosce se stesso: lui è Tommaso il salumiere che lavora nel negozio dei suoi genitori, triste, depresso, con Maria la figlia di Girolamo e Stefania è andata male, molto male, eh sì.
Tommaso quindi scende per le 22 con la busta dell’umido o della plastica o della carta, e poi si fa un giro. Ci sono i gatti che si incontrano sui marciapiedi perché sanno che ai cani non piace molto passeggiare a quell’ora. Ma Tommaso non si chiede cosa si dicono, piuttosto si chiede com’è la neve. Non ha mai visto la neve e si sente morire. Ha vergogna di confessarlo a se stesso. Dice ma com’è possibile che qui non ha mai nevicato? Eppure la montagna sta dietro l’angolo. La montagna dove non sono mai stato, questo è vero. La montagna dove voleva portarmi Maria, e poi? E poi i giorni sono uguali ed io sto morendo di noia, io muoio e non ho mai visto la neve. Per fortuna che ho visto il mare. Il mare dove mi ha portato Maria. Sì, ma non mi piace. Cos’è? È acqua. La gente parla del mare come fosse uno specchio, ma è acqua, aprite gli occhi. Anche la neve è solo e soltanto neve però voglio toccarla. Prima di morire per noia voglio sdraiarmi sulla neve e cantare quella canzone di Giorgio Gaber.

Alessandro Tesetti nasce a Cassino nel 2000, si è sempre sentito a disagio per non essere nato nel grande secolo. Frequenta Lettere moderne all'università Sapienza di Roma. Si dice che scriva tantissimo ma non ha mai pubblicato niente. Il suo modello nella vita è Hank Moody di Californication.

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