Il tavolino

di Simone Redaelli

La superficie del tavolino in metallo è graffiata in modo non casuale. Sono quattro i punti nei quali i segni si accumulano ad opacizzarne lo splendore.

Ci pensi un attimo. Sei seduto in un bar di cinesi, dove l’uomo di mezza età porta una barba lunga imbrattata di ocra e impugna un bianchino. Sono le due e due del pomeriggio. Lo leggi in alto a destra nello schermo di un televisore sempre acceso. Va in onda un programma nel quale c’è un conduttore in piedi e numerosi ospiti seduti. Questi ultimi vengono interpellati uno alla volta e gesticolano più o meno alacremente. Te ne accorgi perché l’audio è disattivato.

“Mi dici a cosa pensi?” lei ti sta parlando, la domanda è quella sbagliata, ha le mani raccolte attorno ad una tazza di tè e i polsi poggiano sul tavolino a mascherarne l’usura. Porta un bracciale in caucciù dal quale pendono numerosi elefantini indiani sulla destra e un orologio dal quadrante in legno sulla sinistra. Noti solo la lancetta dei secondi.

Le dico “Osservi mai la superficie degli oggetti sui quali posi il tuo corpo? Ad esempio una panchina in legno se sei al parco e ci poggi il sedere, oppure un tavolo se sei a cena e ci poggi gli avambracci?” Adesso in televisione c’è uno che sta freneticamente agitando le braccia per aria, è diventato paonazzo e gli si sono gonfiate numerose vene ben distribuite fra il collo e la fronte.

“Io, guarda, non lo so.” Certo che non lo sa, imbecille, cosa vuoi che ne sappia, certo che fai proprio delle domande del cazzo.

“Bé vedi, i graffi sulle panchine sono distribuiti in maniera irregolare. Sai, le persone ci si siedono sopra dove capita, e poi a qualcuno cascano le chiavi di casa in un certo punto, mentre altri vestono dei pantaloni con grossi bottoni in metallo e lasciano segni in un altro punto. Poi, poi ci sono i cani che ci saltan sopra e…” Adesso il tizio bordeaux ha gli occhi lucidi, pare che un filo di nylon invisibile gli stia circumnavigando il collo taurino. “Ora dimmi, che cosa vedi su questo tavolino?” Le mie braccia sono incrociate sopra la mia porzione di metallo come le zampe di un gatto sotto il proprio mento quando dorme.

“Niente, è brillante. Sembra pulito.” Cristo, amico, ti stai salvando in corner.

“Adesso fai così” le stai prendendo i polsi, non ancora le mani, siete al primo appuntamento e non vuoi che la scenetta ti crolli addosso. Se le prendessi le dita e i palmi sarebbe troppo, e lei capirebbe che hai fatto quel giochino solo per crearti un’occasione. In alcune circostanze, te lo concedo, funzionerebbe anche, ma rischieresti di risultare un po’ troppo frettoloso e questa roba alle donne non piace.

“Come facevi a saperlo?” Ha appena scoperto i segni nascosti dalle proprie braccia. Ti sta guardando con finta ammirazione, bello, svegliati, non ha funzionato.

“Quando due persone entrano in un bar, il loro futuro collocamento spaziale, quello in rapporto all’arredamento fisico del luogo, è già stato prestabilito.” Questo è il momento nel quale virtualmente hai già vinto oppure perso. La storiella su come due persone siedano a prendere un caffè non influirà sul giudizio che lei si sta facendo di te. Quando le hai scostato i polsi e hai svelato il mistero, lì si è compiuto il tuo destino. Ora lei sta solo fingendo di non aver capito e vuole che tu le dia spiegazioni, mentre tu ti senti legittimato a fare il pavone perché ormai non puoi fare più un cazzo per migliorare o peggiorare la situazione. “Noi siamo entrati dalla porta là in fondo, siamo venuti in avanti alla ricerca di un paio di posti liberi. Il cameriere ci ha indicato questo tavolino. Vedi il problema” e ti allunghi un po’ in avanti, manco volessi confessarle un segreto impronunciabile, temendo che il titolare alla cassa possa sentirti “è la posizione delle sedie. Nessuno le ridispone attorno al tavolino a proprio piacimento. Semplicemente si siede. Quindi tutti finiscono per poggiare i propri polsi negli stessi punti.” Due uomini in nero sono apparsi in trasmissione. Stanno prendendo sottobraccio il tizio dal collo taurino, che da un paio di minuti buoni ha preso a sbraitare in faccia al conduttore. Nella parte inferiore dello schermo corre una striscia di parole.

“Capisco.” Anche lei si piega leggermente in avanti, gli avambracci ora raccolti sotto i seni. “E perché questo dovrebbe essere in qualche modo interessante?” Bravo coglione. Ti sei fottuto completamente.

Simone Redaelli è un biologo molecolare in procinto di conseguire un dottorato di ricerca presso l’Università di Ulma, in Germania. È Vice-Direttore di Culturico, sul quale pubblica articoli che spaziano dalla letteratura alla sociologia, dalla filosofia alla scienza.

Gestisce un canale YouTube di riflessioni sulla contemporaneità.

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