In Due

di Emma Mattiussi

sotto i salici e il ciottolato le rogge
come anagrammi per timidi nomi
come quei due all’angolo vicini
come il ticchettio della pioggia
sui mosaici di foglie per strada
di nascosto ballano un lento
sotto i piedi della città
sussurra all’orecchio quella di Palma:

“la mia città è piccola rispetto a quelle grandi
la mia città è storica ma silenziosamente
la mia città è giovane sebbene molti neghino
la mia città è fertile a volte lo dimentico
così siamo io e te
antiche e sempre nuove sotto le strade asfaltate
intermittenti scorriamo tiriamo due linee
urbane vene
attraverso la città un abbraccio
in gran segreto”

diventerebbe più bella
la mia città
se scavassi anche dove non è lecito?
ne scoprirei le viscerali
intimità
se posassi gli occhi le dita
su ciò che gelosamente da tempo
è costretto custodito
con tanta cura di case e palazzi e piazze e chiese?
potessi passare sotto il tappeto d’asfalto
scorrerla come una barca di foglia
nel tempo dell’acqua così soltanto
la capirei a fondo
risponde nel traffico l’altra:

“ancora troppo da portare a galla
per ora qui è bene restare”

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