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De Lira – Parte 3

di Letizia Rigotto

E se ti buttassi sulla poesia? Non l’avevi mai considerato, vero? “La poesia richiede una mente sublime” sì, certo, ma con la poesia puoi anche essere un po’ più ruffiano. Tiri fuori un paio di parole altisonanti e invece di disporle in orizzontale le metti in verticale, e poi lasci che siano gli altri a trovarci un significato a cui tu non avevi nemmeno pensato.

Tanto ora con la scusa del verso libero non ti devi nemmeno spremere troppo per trovare le rime.

“Non esistono poesie brutte, solo poesie che non capisci fino in fondo”. Ecco, fa che questo diventi il tuo stile di vita, se vuoi diventare poeta, e poi lascia che gli altri facciano il resto.

Anche perché, ammettiamolo, se posti davanti ad una poesia, ci facciamo più problemi a criticarla, e non perché magari qualcosa da dire non ce l’avremmo, ma perché se critichi una poesia devi essere molto più preciso, non puoi semplicemente dire “Non mi piace la trama”, no, quello sarebbe semplicistico da parte tua, devi trovare ragioni metriche e stilistiche, quindi devi capirci qualcosa di endecasillabi, ritmo e cose varie, e, ora come ora, a queste cose nessuno ci fa veramente caso.

La Poesia mette in soggezione, o meglio, ti imponi che ti metta in soggezione, un po’ come il saggio sulla montagna: tu ti fai quei 300 km fra intemperie e smeni vari, impari la lettura metrica, trochei, spondei,  giambi, sonetti, canzonette, ballate e chi più se ne ricorda più ne immagini, arrivi al grande tempio dorato che pensi dovrebbe contenere la Saggezza personificata, e invece ti trovi un vecchio grasso ubriacone circondato da puttane che urla:

Tre cose solamente m’ènno in grado,

cioè la donna, la taverna e ‘l dado

 

E no, non sei finito dentro Game Of Thrones, ma sei davanti ad uno dei più grandi poeti del XIII secolo.

È inevitabile che tu ci rimanga un po’ male, in fondo, dopo tutto quello che ti hanno detto, dopo tutto quello che ti hanno insegnato, ti aspetteresti come minimo che la poesia ti riservasse il segreto dell’universo, e invece no, ti riserva solo sbronze colossali e donne che camminano per strada.

Pensi che dai, forse andando avanti si migliora. Ma quanto sei sciocco, mio caro amico villico! Più leggi e più ti rendi conto che i poeti altro non fanno che bere e andare a donne, riportando tutto su un foglio e sbattendotelo in faccia come a dire “Ah ah, guarda come mi godo la vita! Carpe diem, culionis! Chi vuol esser lieto sia, stronzetto!” e tu sei lì che sfogli pagine su pagine pensando che ci deve essere di più, che sì, quelle poesie sono belle, ma ci deve essere di più!

Un detto dice che nella botte piccola c’è il buon vino, e infatti poi arrivi ad Ungaretti.

Bisogna dirlo, Ungaretti è un figo, Beppe ci piace molto, e ci piace perché è semplice, perché se ti mettono davanti un testo di Ungaretti, anche se tu non hai mai letto niente, anche se è la prima volta che lo senti nominare, riesci a capirlo, e non è così scontato. Giuseppe era una persona immediata, molto immediata, magari a volte troppo immediata:

M’illumino

D’immenso

 

Tutto qui? Nient’altro? Tu che ti svegli, apri una finestra, e scrivi una delle poesie più famose di sempre? Sei sicuro di non aver nient’altro da precisare? No? Perfetto Beppe.

Se andate a cercare su Google immagini “Giuseppe Ungaretti” vi compariranno una serie di foto in cui c’è il nostro amico sopra menzionato che ridacchia, contento e con la pipa in mano, e secondo voi perché lo fa? Ci ha inculati tutti, lettori e critici, senza nemmeno nasconderlo troppo. Ridacchia perché pensa “Io scrivevo

Parole sparse

Su fogli

Bianchi

 

E sono uno dei poeti più amati da tutti!”. E no, quella prima non è una poesia di Ungaretti, ma so benissimo che l’avete letta con più rispetto e riguardo, e magari l’avete anche trovata in un qualche modo piacevole, solo perché le parole erano scritte in verticale, zuzzurelloni!

Quindi hai capito? Hai capito quanto è facile? La poesia è in grado di rendere bella la merda più schifosa, perché è la Poesia in sé ad essere bella, perché ti illude che le parole più semplici, se messe da sole in mezzo ad un foglio, acquistino un significato più profondo che sta a te cogliere.

Sotto il nome di poesia sono passati alla storia gli epigrammi greci, e solo pochi sfortunati sanno quanto siano irrilevanti gli epigrammi greci. Come dimenticare pezzi del calibro di

Del mio scudo qualcuno fra i Sai si fa gloria. Presso un cespuglio

Fui costretto a lasciarlo, arma irreprensibile.

 

Insomma, l’hanno chiamata poesia perché “frammentini del cazzo tutto sommato inutili e non particolarmente belli” pareva un po’ bruttino.

Quindi vai, scatenati, sfoglia il vocabolario ed esci qualcosa di enigmatico e incomprensibile, poi saranno gli altri a trovarci un vero significato, e allora a nulla più servirà il saper davvero scrivere!

Libero da sguardi

Posso essere.

So di essere

Per poco libero.

 

Non saprete mai se è la rivelazione dell’eterno o la descrizione di un peto.